Spesso nelle disquisizioni tecniche con i clienti mi viene fatta questa domanda. Effettivamente esistono, come su tutto, diverse scuole di pensiero sull’utilizzare o meno questa tecnica d’incollaggio per il ponte dell’imbarcazione.

Mi rifaccio alla mia modesta esperienza. Negli anni 50 e 60 le imbarcazioni di un certo rango, avevano ancora installati a bordo i ponti autoportanti. Avevamo travetti di teak larghi 4/5 cm e spessi fino 4 cm. Questi poggiavano direttamente sui bagli e generalmente erano inchiodati o avvitati. Avevano un calafato ed a finire una sigillatura a comenti. Chiaramente la posa avveniva direttamente sul ponte e seguiva fedelmente il bolzone dello stesso.

Col passare degli anni, l’industrializzazione dei cantieri e l’avvento della plastica, le tecniche si sono evolute ed adattate ai tempi. Con questo nuovo corso si passò al ponte ” pezzo intero ” da ancorare all’altro ” pezzo intero ” , lo scafo, figli del controstampo per la vetroresina.

Quindi si doveva pensare, per chi ne aveva le possibilità, a rivestire e nobilitare la parte superiore del ponte.

Nacquero quindi dei prodotti che, su base di compensato marino, su cui erano incollati listelli di teak dallo spessore di 5/8 mm, o peggio, delle vere e proprie ” cartelle ” di teak, venivano proposti come ponti in teak.

Quindi in quei casi era indispensabile, data la poca flessibilità del supporto, l’incollaggio sotto vuoto, infatti tutti noi adottavamo quella tecnica.

Con l’avvento del Teak sintetico o finto teak le cose cambiano radicalmente. Per sua natura il materiale è relativamente flessibile e segue agevolmente il supporto sul quale è appoggiato. Aggiungendo poi i passi da gigante che hanno fatto i produttori di collanti, possiamo affermare che l’incollaggio sotto-vuoto possa essere riconsiderato e rapportato ad alcuni casi.

Non voglio dire che l’incollaggio sotto-vuoto non sia utile, anzi, in presenza di bolzoni importanti o superfici complicate, l’incollaggio sotto-vuoto risulta ancora indispensabile.

Però da qui a dire che sia la tecnica maestra per un buon incollaggio mi trova in netto dissenso. Un attento studio delle pendenze, fissaggi forzati, bordi liberi, ecc. porta il più delle volte a preferire l’incollaggio tradizionale a pressione, oltre ad essere economicamente più conveniente. Non me ne vogliano i fautori del sotto-vuoto a tutti i costi, ma alle volte un incollaggio rullato non ha niente da invidiare a questa tecnica.

Come sempre, probabilmente, la verità sta nel mezzo, quindi solo un attenta analisi dell’intervento da eseguire, valutandone tutte le possibili implicazioni, potrà indirizzarci verso l’una o l’altra applicazione. Noi le adottiamo entrambe, ma la scelta dovrà essere attentamente ponderata, consapevoli di adottare la giusta soluzione, senza alcuna preclusione o decisione dettata dalla moda.